Parto con una premessa tanto rapida quanto inequivocabile: nulla contro Israele. Sono solo perplesso e alquanto allibito nel vedere un‚Äôintera classe politica marciare unita come non mai indignata e ferma contro il presidente iraniano. Non ?® forse una questione tutta italiana vedere a braccetto Fassino e Bondi, D‚ÄôAlema e Fini e altre coppie (di fatto), accanirsi contro un Presidente di uno Stato n?© amico n?© nemico, che in un momento di delirio ha tirato fuori il peggio di s?©? Mi chiedo allora se la questione fosse nell‚Äôimportanza dell‚Äôesserci, o nell‚Äôeventuale vergogna e isolamento dell‚Äôassenza, se pur in tutta coerenza con le proprie idee (vedi Bertinotti). Dov‚Äôera il ‚Äúdiritto di uno Stato ad esistere‚Äù per cui tutti oggi si battono, all‚Äôindomani della guerra in Iraq? E dove la sfilata bipartisan con tanto di fiaccolata per il Kashmir o per la Liberia, per l‚ÄôEtiopia o per il Tibet, che di sparire lo rischiano seriamente? Cosa c‚Äô?® dietro la fiaccolata: una lobby potente da difendere, una vetrina invitante a cui non rinunciare (stampa presente), un alleato fedele con cui fare bella figura o pi?? semplicemente un messaggio corale pre-elettorale all‚Äôinsegna del ‚Äúvolemose bene‚Äù? Dimostriamo allo stato israeliano quanto gli siamo vicini e solidali non con le fiaccole ma con un sorriso grande che ridimensionerebbe la grande caratura che in molti hanno (esagerando?) attribuito ad un folle di nome Ahmadinejad.
Andrea Serravezza
Risposta del Direttore:
Il presidente iraniano, con i suoi deliri, ha fornito un magnifico diversivo dal lurido pasticcio Iracheno e dallo sbandamento della destra guerriera, visibilissimo in America, nascosto ancora in Italia dai burattinai della propaganda governativa. Ma ancora una volta si dimostra che i peggiori nemici dei Palestinesi sono quelli che si dicono loro amici.