Le pagine e gli interventi che seguiranno non hanno nessuna pretesa di essere considerati assoluti. Vorrei piuttosto considerare questo lavoro come una sfaccettatura del poliedro quale ?® l‚Äôuniverso ‚Äúde andriano‚Äù. Una sorta di solido, talmente ricco di facce da farlo somigliare ad una sfera.
Ecco allora che i miei sforzi-piaceri verranno appiccicati a questa sfera come puntini, per renderla pi?? definita, pi?? mia.
Non esistono interpretazioni universali nelle canzoni come nelle poesie, non esistono perch?® sono soggettive, rimangono legate alla persona, al suo gusto, al suo animo ed anche nella stessa persona subiscono mutamenti legati a situazioni contingenti, all‚Äôet?†, semplici periodi di predisposizione al sogno piuttosto che alla realt?†.
Persino la frequenza con cui si ascolta una canzone od un album, specie se di spessore, ci fanno cogliere sfumature prima oscure o ignorate. Ecco forse una delle eredit?† pi?? grandi dell‚Äôopera del cantautore genovese, l‚Äôimmortalit?†.

De Andr?® ?® un classico e la natura immortale insita in questa parola ne rafforza la figura, come forte ?® la mia convinzione che sia entrato a far parte della schiera dei vati italiani di fine novecento. Mi affascina il pensiero di un poeta che invece di trovare una musa, per una volta, si presti egli stesso ad esserne una, dandomi innumerevoli spunti e motivi per raccontarlo.
Vorrei anche sfatare il mito del cantante elitario, lontano dalla gente comune, troppo di parte o triste. E‚Äô vero, le canzoni di Fabrizio non sono sempre apprezzabili al primo ascolto, ma ?® pur vero cha per loro natura hanno tutte una struttura interessantissima.
Per chi come me, ha avuto la fortuna di “crescere” accompagnato dalla sua musica e dalle sue parole, non deve essere certo difficile quello che intendo per struttura interessante delle sue canzoni.
Si sviluppano su pi?? piani per consentire alla predisposizione delle proprie orecchie di posarsi su un piano piuttosto che su un altro.
Ecco allora che troviamo il piano della favola fine a se stessa intrisa di colori e profumi, il piano storico, il piano ironico, quello della morale come quello sociale e politico della protesta, il piano introspettivo dei personaggi, quello meramente folkloristico, quello esotico di storie lontane nello spazio e nel tempo.
L’incanto e il trasporto con cui ascolto queste canzoni deriva forse dall’ultimo piano del mio elenco, quello forse che in questo periodo pi?? mi lega all’artista.
Il tema del ‚Äúviaggio‚Äù tanto caro al Faber, ?® nelle sue opere molto ricorrente e mi proietta in mondi o in tempi lontani rispetto ai miei.
Una sorta di evasione mistica fatta di vibrazioni sparse nell‚Äôaria piuttosto che di onerosi viaggi a cui troppo spesso si ricorre oggi per sfuggire dalla realt?† che tanto rifiutiamo.
La struttura del mio esperimento, ?® in compenso, meno complessa e forse meno interessante.
Ho deciso di seguire l‚Äôordine cronologico basandomi sul periodo d‚Äôuscita dei diversi album i quali ognuno andr?† a costituire un capitolo con all‚Äôinterno i brani ‚Äúre-interpretati‚Äù da un suo giovane ammiratore. Un viaggio nel viaggio dunque, da ‚ÄúVolume I‚Äù ad ‚ÄúAnime Salve‚Äù in un‚Äôavventura che spero non vi annoi.
Ecco allora che i miei sforzi-piaceri verranno appiccicati a questa sfera come puntini, per renderla pi?? definita, pi?? mia.
Non esistono interpretazioni universali nelle canzoni come nelle poesie, non esistono perch?® sono soggettive, rimangono legate alla persona, al suo gusto, al suo animo ed anche nella stessa persona subiscono mutamenti legati a situazioni contingenti, all‚Äôet?†, semplici periodi di predisposizione al sogno piuttosto che alla realt?†.
Persino la frequenza con cui si ascolta una canzone od un album, specie se di spessore, ci fanno cogliere sfumature prima oscure o ignorate. Ecco forse una delle eredit?† pi?? grandi dell‚Äôopera del cantautore genovese, l‚Äôimmortalit?†.

De Andr?® ?® un classico e la natura immortale insita in questa parola ne rafforza la figura, come forte ?® la mia convinzione che sia entrato a far parte della schiera dei vati italiani di fine novecento. Mi affascina il pensiero di un poeta che invece di trovare una musa, per una volta, si presti egli stesso ad esserne una, dandomi innumerevoli spunti e motivi per raccontarlo.
Vorrei anche sfatare il mito del cantante elitario, lontano dalla gente comune, troppo di parte o triste. E‚Äô vero, le canzoni di Fabrizio non sono sempre apprezzabili al primo ascolto, ma ?® pur vero cha per loro natura hanno tutte una struttura interessantissima.
Per chi come me, ha avuto la fortuna di “crescere” accompagnato dalla sua musica e dalle sue parole, non deve essere certo difficile quello che intendo per struttura interessante delle sue canzoni.
Si sviluppano su pi?? piani per consentire alla predisposizione delle proprie orecchie di posarsi su un piano piuttosto che su un altro.
Ecco allora che troviamo il piano della favola fine a se stessa intrisa di colori e profumi, il piano storico, il piano ironico, quello della morale come quello sociale e politico della protesta, il piano introspettivo dei personaggi, quello meramente folkloristico, quello esotico di storie lontane nello spazio e nel tempo.
L’incanto e il trasporto con cui ascolto queste canzoni deriva forse dall’ultimo piano del mio elenco, quello forse che in questo periodo pi?? mi lega all’artista.
Il tema del ‚Äúviaggio‚Äù tanto caro al Faber, ?® nelle sue opere molto ricorrente e mi proietta in mondi o in tempi lontani rispetto ai miei.
Una sorta di evasione mistica fatta di vibrazioni sparse nell‚Äôaria piuttosto che di onerosi viaggi a cui troppo spesso si ricorre oggi per sfuggire dalla realt?† che tanto rifiutiamo.
La struttura del mio esperimento, ?® in compenso, meno complessa e forse meno interessante.
Ho deciso di seguire l‚Äôordine cronologico basandomi sul periodo d‚Äôuscita dei diversi album i quali ognuno andr?† a costituire un capitolo con all‚Äôinterno i brani ‚Äúre-interpretati‚Äù da un suo giovane ammiratore. Un viaggio nel viaggio dunque, da ‚ÄúVolume I‚Äù ad ‚ÄúAnime Salve‚Äù in un‚Äôavventura che spero non vi annoi.